il Mobbing
il Mobbing

CONSIGLI ANTI MOBBING
CARABINIERI E MILITARI
U. N. A. C. UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI “Dieci consigli pratici per resistere al Mobbing” … e non farsi così travolgere da esso… Dopo gli ultimi avvenimenti registrati all’interno delle Amministrazioni Militari, il Comitato contro il Mobbing dell’UNAC, ha deciso di produrre a beneficio di tutti i colleghi, alcuni consigli pratici per mettere in condizione, chi subisce vessazioni ed angherie sui luoghi di lavoro, di resistere, organizzarsi, reagire e lottare legalmente contro i loro mobbers. Questi utili consigli che di seguito riportiamo, sono il frutto di esperienze personali, letture, documentazioni varie. In mancanza di idonea e mirata legislazione (in via di definizione), essi possono costituire una solida base per fornire ai mobbizzati un minimo di aiuto concreto ed immediato da parte di quest’Associazione. Ricordiamo, che su iniziativa dell’UNAC , era stato formalmente già richiesto all’Amministrazione della Difesa – Comando Generale Arma Carabinieri, di approfondire tematiche legate al Mobbing tant’è che si è provveduto ad istituire un “consultorio” ambito comandi Arma. Il Comitato dell’UNAC, è stato istituito affinchè potesse essere quel punto di riferimento certo ed imparziale, per tutti quei colleghi che sentendosi colpiti dal mobbing, avessero deciso anche anonimamente di raccontare le loro storie e/o esperienze di mobbing. Il Ministero dell’Interno, per quanto riguarda analoghe richieste del personale della Polizia di Stato, assicurava in ogni modo piena disponibilità nel prendere in considerazione l’idea in sede di stipula del prossimo contratto nazionale di lavoro. Abbiate Pazienza Il viaggio contro il Mobbing è lungo e, duro e difficile: organizzatevi per una lotta nella quale, alla fine, sarete certamente voi i vincitori. Il tempo gioca a vostro favore; dopo un periodo iniziale di scoramento e di depressione ritroverete la forza di vivere, sorridere, di sconfiggere i vostri mobbers, di essere giustamente risarciti per i danni subiti. Non cedete allo scoramento ed alla depressione Il mobbing cui siete sottoposti non avviene per colpa vostra: le motivazioni socio-psicologiche alla base del mobbing sono molteplici e complesse, oggetto di studi approfonditi di sociologi, psicologi e giuristi. Voi siete solo un capro espiatorio di una situazione che non dipende da vostre colpe. Non pensate alle dimissioni o al trasferimento La prima cosa alla quale un mobbizzato pensa è quella di fuggire e di liberarsi dalla situazione stressante, abbandonando la scena. In effetti, spesso il mobbing ha solo lo scopo di “poter licenziare impunemente”. Dare le dimissioni o chiedere il trasferimento vi libera, è vero, dal mobbing ma con l’allontanamento o addirittura con l’abbandono del posto di lavoro, “la date vinta al mobber” e vi precludete qualsiasi successiva azione risarcitoria nei vostri confronti. Ricorrete ad un periodo di malattia solo per il tempo strettamente necessario: utilizzate preferibilmente periodi di ferie non godute o recuperi orari. Tenete però ben presente che al ritorno sul luogo di lavoro dopo un periodo più o meno breve di assenza potreste trovare che molte cose sono cambiate in peggio: durante la vostra assenza infatti il mobber ha avuto tutto il tempo di organizzarsi meglio. Non pensate di essere gli unici Si calcola per difetto, che in Italia vi siano almeno un milione e mezzo di mobbizzati (circa il 6% della forza lavoro), ma se pensate che lo stress lavorativo colpisca solo le persone fragili ed indifese dovrete ricredervi. Il fenomeno si sta estendendo anche ad alcune categorie di lavoratori che meno, almeno nell’immaginario collettivo, si pensava potessero essere colpite dal mobbing. Una tra tutte è proprio quella degli appartenenti alla forze di Polizia; secondo recentissime statistiche, risulta infatti che gli uomini della Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, e dell’Esercito curati per turbe pertinenti la sfera emotiva, sono piu di ventimila. Pensare quindi di essere gli unici è una falsa immodestia: siete solo uno dei molti… Organizzatevi per resistere Tenete presente che secondo calcoli fatti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la messa in atto di azioni mobbizzanti nei vostri confronti, costa alla vostra azienda (nel nostro caso Pubblica Amministrazione) attorno al 90% della vostra retribuzione annua lorda: alcune cause di questi costi sono: - il tempo impiegato dal mobber per studiare nuove forme di vessazione nei vostri confronti; - La perdita morale dei lavoratori interessati; - Le giornate di malattia perse dal lavoratore a causa del mobbing; - I costi a carico delle ASL per la cura dei lavoratori ammalatisi a causa del mobbing; - La perdita che subisce la P.A. di elementi produttivi e competenti; - Risarcimenti per cause civili ai lavoratori mobbizzati. Raccogliete sempre tutta la documentazione delle vessazioni subite Poiché il mobbing, anche se non vi è ancora una legislazione precisa e ad hoc contro di esso, rientra nella fattispecie di reati previsti e penalmente perseguibili e di illeciti amministrativi (per esempio reati: abuso di potere – minacce – violenza – diffamazione – lesioni personali - calunnia…etc.; illeciti amministrativi: demansionamento – dequalificazione… etc.) è necessario quindi che voi vi documentiate sempre e comunque nel modo migliore possibile, le azioni mobbizzanti messe in atto nei vostri confronti pertanto: - Trovate colleghi disposti a testimoniare (anche se sappiamo quanto difficile sia…) - Tenete un diario di ogni azione mobbizzante contenente: data, ora, luogo, autore, descrizione, eventuali persone testimoni del fatto. - Tenete un resoconto delle conseguenze psico-fisiche sul vostro organismo delle azioni mobbizzanti ( malattie psichiche: ansia – depressione – attacchi di panico e malattie fisiche: insonnia – emicrania – cefalea – dolori muscolari – gastriti – palpitazioni cardiache – acidità gastrica – mancanza o perdita dell’appetito o addirittura appetito eccessivo – diminuzione della potenza e del desiderio sessuale etc. e malattie del comportamento: perdita dell’autostima – mancanza di fiducia in se stessi – senso di inutilità etc.). Questo vi faciliterà nel documentare poi il danno biologico che il mobbing ha determinato su di voi, al fine della richiesta di risarcimento dei danni psico–fisici (lesioni personali). - Mettete sempre in forma scritta e fate protocollare o spedite per raccomandata ogni vostra richiesta: trasformare qualsiasi ordine verbale ricevuto, in interrogazione scritta, anche se questo pare legittimo (“a voce mi è stato ordinato di fare questo… chiedo conferma scritta”). Molto spesso, anzi nella quasi totalità dei casi non riceverete risposta e ciò sarà la prova di una tra le azioni mobbizzanti che state subendo. Cercate degli alleati E’ questa purtroppo la cosa più difficile nella nostra Amministrazione; non sempre i colleghi sono dei “cuor di leone…”. Spesso si ritirano in disparte per evitare che il mobbing messo in atto nei vostri confronti possa estendersi anche ad essi. Oppure nel mobbing trasversale, sono essi i vostri veri mobbers. Non vi isolate; coltivate sempre e comunque le vostre relazioni sociali, frequentate gli amici, rinsaldate i rapporti familiari spesso impoveriti dal punto di vista affettivo e sessuale. Spiegate loro cos’è il mobbing e quello che state subendo. Non vergognatevi della vostra situazione, parlate con le persone che vi sono vicine o che vedete si rendono disponibili ad ascoltarvi, per acquistare la consapevolezza della vostra grave situazione lavorativa, per rafforzare cosi l’autostima senza però passare all’estremo opposto. Parlare incessantemente del vostro problema, focalizzare l’attenzione unicamente sul vostro dramma, può stancare amici e familiari e quindi potreste trovarvi ancora più soli. Il vostro matrimonio, la vostra famiglia, le vostre amicizie potrebbero cosi andare in crisi. Si realizzerebbe così il fenomeno del “doppio mobbing” per il quale le persone coinvolte in Italia dal mobbing, assommano a cinque milioni. Denunciate senza remore il mobbing Questa è comunque un’ attività da attuare con ponderata attenzione: evitate che le denuncie possano esporvi a ritorsioni (possibili querele per diffamazione, trasferimenti per incompatibilità ambientale etc.etc. …). Scrivete la storia del vostro mobbing, siate il più concisi possibile e prima di divulgarla riponetela in un cassetto e rileggetela dopo almeno una settimana: eliminate le parti superflue e conservate solo quelle importanti. La precisione nei particolari fa diventare pesante la vostra storia, dovete colpire l’attenzione di chi vi legge. Rivolgetevi ai giornali, televisioni private, radio locali, Associazioni ( U.N.A.C. è in contatto con Specialisti del Settore e con “PRIMA”, la prima associazione in Italia ad occuparsi di mobbing in maniera scientifica, fondata dal Prof. Heral Hege, noto luminare in materia). Denunciate sempre e solo fatti documentabili, pubblicizzate la vostra denuncia anche nei luoghi di lavoro a voi vicino; il racconto della vostra esperienza potrebbe far sorgere tra gli altri colleghi un movimento di opinione diverso a vostro favore. Ricordate comunque sempre, che la pubblicizzazione della vostra denuncia può essere incompatibile con la segretezza degli atti d’Ufficio. Chiedete copia della documentazione esistente agli atti d’Ufficio e nel vostro fascicolo personale: è un vostro diritto (legge 241/90 in materia di trasparenza atti amministrativi e legge 675/96 cosiddetta sulla “privacy”) l’accesso agli atti d’Ufficio che vi riguardano e al vostro fascicolo personale per poter ottenere copia di tutti i documenti che vi potrebbero interessare. Iscrivetevi ad un SINDACATO che si occupi seriamente ed attivamente delle problematiche inerenti il mobbing nel comparto militare, in italia esiste solo l’u.n.a.c. ch da venti anni combatte il sistema Potrebbe sembrare una palese pubblicità o un invito più o meno esplicito ad aderire all’UNAC, unica sigla Sindacale in campo Nazionale, che ha avuto il coraggio di parlare del mobbing a chiare lettere, proponendo comunque valide soluzioni per la prevenzione e la repressione di questo importante fenomeno del mondo del lavoro, e contrapponendosi ai dirigenti autori del Mobbing contro i propri dipendenti. Ricorrete alle vie legali Anche in questo non siate impazienti, nella scelta del procedimento penale e/o civile, (causa di lavoro risarcimento danno biologico), preferite dapprima quella civile (causa di lavoro, risarcimento per lesioni personali). - La durata di una causa di lavoro è abitualmente lunga; anche in caso di vittoria in primo grado, aspettatevi un ricorso in appello da parte del mobber, calcolate da un minimo di quattro anni fino a otto – dieci nelle cause più lunghe. - Rivolgetevi ad un buon avvocato che abbia già trattato cause di mobbing, che sicuramente non abbia avuto e/o abbia “legami” con la Pubblica Amministrazione e soprattutto con Generali e Colonnelli… - Chiarite subito gli obbiettivi che intendete raggiungere (danno biologico – demansionamento – reintegra nel posto di lavoro – patteggiamento – risarcimento dei danni – etc.) e le strade da percorrere. - Coinvolgete il minor numero di persone; possibilmente solo della vostra realtà lavorativa, in questo caso il vostro avvocato non si troverà a dover lottare contro eserciti di avvocati di controparte che si coalizzeranno contro di voi. Successivamente potrete procedere anche contro gli autori materiali del vostro mobbing: ad esempio sarà possibile documentare il danno all’erario determinato dai vostri mobbers. Finalmente possiamo annunciare un grande passo in avanti, a favore della causa anti “mobbing”, fenomeno riscontrato in percentuale elevata all’interno di Questure, Commissariati e Caserme. Diverse proposte di Legge pendono in Parlamento e sono in dirittura d’arrivo. Un telefono per segnalare molestie sessuali, e casi di mobbing che avvengono all’interno delle strutture Militari, ma non solo in queste, anche nelle strutture di tutte le altre forze dell’ordine. Ad attivare questa linea telefonica, per mezzo della quale tutti gli interessati potranno segnalare e/o denunciare soprusi, abusi, vessazioni di qualsiasi genere subiti in prima persona o da altri colleghi da parte di superiori e/o degli stessi colleghi, è il Sindacato Carabinieri e Militari U.N.A.C. ( Unione Nazionale Arma Carabinieri. La linea telefonica ha l’interesse specifico di fare emergere questo tipo di problematica sommersa, di cui ancora non si parla per ovvie ragioni. E’ importante sapere per tutti coloro che decideranno di chiamare, che si potrà mantenere l’anonimato; una volta ricevuta la segnalazione, il compito del Sindacato sarà quello di inviare urgentemente una riservata al Ministero della Difesa e di indagare, tenendo così sott’occhio il “mobbers di turno”. In caso poi di riscontri oggettivi sulle accuse mosse dalla vittima mobbizzata, il corso della Giustizia procederà come per un normale cittadino. Centro nazionale carabinieri antimobbing call center nazionale : centralino 080. 2371240 www.carabinieri-unione.it - www.carabinieri.tv posta elettronica presidenza@carabinieri-unione.it Vi troverete Medici, Avvocati e Specialisti nel settore pronti ad aiutarvi. Prima di ogni decisione chiamateci, siamo gli unici a potervi seriamente aiutare.
® 2004-2019 tutti i diritti sono riservati all' U.N.A.C. Unione Nazionale Arma Carabinieri. E' severamente vietato la copia o l'utilizzo del materiale presente nel sito, senza l'autorizzazione della segreteria nazionale dell' U.N.A.C.