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titolo: Brigadiere a processo
data: 30.10.2017
autore: SINDACATO CARABINIERI U.N.A.C.
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La solita "imparzialità" dei Nostri Ufficiali , dove si denuncia ( per fa numero) un Brigadiere e si "ignora" l'ufficiale Comandante. per fortuna questa volta il Tribunale Militare di Verona, che in altri casi ha condannato e mandato in appello malcapitati Militari e Carabinieri, poi Assolti comunque in Appello, ma previe ulteriori spese, questa volta ha Assolto il malcapitato Brigadiere, nel primo grado di Giudizio, solo dopo - si fa per dire - 4 Udienze, che comunque sono costate un danno allo stesso. il tutto per una questione che farebbe ridere i "polli", intentata solo, si ripete per far "numero", infatti per un niente, tutti i Comandanti, per motivi di "sopravvivenza" degli stessi Tribunali Militari, sono invitati ad inviare qualsiasi segnalazione, pur come questa. ______________________________________________________________________________________________ Brigadiere dei carabinieri a processo per… la spina del presepe E' stato assolto dal tribunale militare dalle accuse di diffamazione e insubordinazione per aver risposto ai rimproveri del suo comandante Non sempre il Natale dispensa bontà e serenità, tant’è che a un brigadiere dei carabinieri della Compagnia di Portomaggiore è capitato di finire a processo per… la spina del presepe. Un calvario durato tre anni e quattro udienze (oltre all’udienza preliminare), fino a quando il tribunale militare di Verona ieri lo ha assolto con formula piena. La vicenda risale al periodo di Natale del 2014, quando il brigadiere Pietro Mosca, un 51enne originario della Sicilia che si è da poco congedato, si trovava in servizio a Portomaggiore. Come da tradizione delle festività, nella caserma faceva bella mostra di sé un presepe elaborato, con tanto di ruscello d’acqua comandato elettricamente. Purtroppo però lo stesso presepe perdeva acqua, spandendola a terra, così da costringere i militari a tenere staccata la spina. Un bel giorno però qualcuno deve avere riattaccato la corrente e inevitabilmente sul pavimento della caserma è finito uno strato d’acqua. Mentre uno dei carabinieri è intento ad asciugare, la colpa del piccolo incidente viene attribuita dall’ex comandante della Compagnia proprio al brigadiere, con tanto di sfuriata. Mosca tenta inutilmente di far capire che non ha alcuna responsabilità per l’episodio e ne nasce un diverbio talmente acceso da provocargli una crisi ipertensiva da codice giallo (media gravità) in pronto soccorso. Il brigadiere sostiene di essere stato in seguito oggetto di una serie di vessazioni da parte del comandante, che gli avrebbe cancellato le credenziali informatiche e avrebbe sollevato dubbi sulla sua idoneità al servizio, consigliandogli persino una visita psichiatrica. Pietro Mosca si lamenta delle vessazioni e manda istanza per il suo trasferimento, chiedendo anche di essere convocato a livelli più alti per riferire di quanto sta subendo. E’ il motivo per cui l’allora comandante della Compagnia lo denuncia per diffamazione militare. Lo stesso fa Mosca, denunciando il suo comandante per lo stesso reato. A differenza della diffamazione ordinaria, il reato in questione è procedibile solo su istanza del Comandante di Corpo. A lui spetta la richiesta di procedimento, richiesta che però non viene fatta per il comandante (perciò archiviato), ma solo per il brigadiere, che viene quindi mandato a processo per diffamazione militare e insubordinazione, assistito dall’avvocato Carlo Bergamasco di Ferrara. Seguono, come detto, una serie di udienze terminate ieri al tribunale militare di Verona, che ha assolto con formula piena il brigadiere in applicazione della scriminante dell’esercizio del diritto di critica. In sostanza al brigadiere è stato riconosciuto il diritto contestare il comportamento del suo superiore.
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