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titolo: Frode fiscale e corruzion
data: 6.2.2018
autore: SINDACATO CARABINIERI U.N.A.C.
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Frode fiscale e corruzione, 15 arresti tra Roma e Messina. C'è anche un giudice Nel mirino due organizzazioni i cui componenti sono accusati di frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. Roma, 6 febbraio 2018 - I finanzieri dei Comandi provinciali di Roma e Messina, in collaborazione con quelli di Palermo, hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari, in relazione a due associazioni a delinquere dedite, rispettivamente, alla commissione di plurime frodi fiscali e a reati contro la pubblica amministrazione, anche attraverso la corruzione in atti giudiziari. Le indagini delegate dalle Procure di Roma e Messina, in coordinamento con quella di Milano, hanno preso le mosse da "distinti input investigativi, convergendo sull'operatività dei due sodalizi criminali, consentendo altresì la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni". In carcere, tra gli altri, sono finiti l'avvocato Pietro Amara e l'imprenditore Fabrizio Centofanti mentre l'imprenditore Ezio Bigotti è ai domiciliari. Carcere, su disposizione del gip di Messina, anche per Giancarlo Longo, già pm a Siracusa. La Procura di Roma aveva chiesto una misura non detentiva nei confronti di Riccardo Virgilio, già presidente facente funzioni del Consiglio di Stato, e oggi in pensione, per corruzione, ma il gip l'ha respinta per assenza di ragioni cautelari. Il gip del tribunale di Roma, che ha negato la misura non detentiva nei confronti dell'ex presidente facente funzioni del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio (oggi in pensione), ha disposto il carcere per Pietro Amara e Fabrizio Centofanti e i domiciliari per Ezio Bigotti, Luciano Caruso e Giuseppe Calafiore (attualmente all'estero). Il gip di Messina, dal canto suo, ha ordinato il carcere per Amara, Calafiore, l'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e Alessandro Ferrari e i domiciliari per Centofanti, Giuseppe Guastella, Davide Venezia, Mauro Verace, Salvatore Maria Pace, Vincenzo Naso e Sebastiano Miano. Indagati anche Gianluca De Micheli e Francesco Perricone. METODO LONGO - L'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo per anni avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale, in cambio di soldi, per aiutare i clienti dei due avvocati siracusani. I magistrati che ne hanno chiesto l'arresto parlano di "mercificazione della funzione giudiziaria. Longo usava le prerogative a lui attribuite dall'ordinamento per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti dietro remunerazione. Tali condotte vengono riscontrate a partire dal 2013 e perdurano sino ai primi mesi del 2017". Tre i metodi usati: creazione di fascicoli "specchio", che il magistrato "si auto-assegnava al solo scopo di monitorare ulteriori fascicoli di indagine assegnati ad altri colleghi (e di potenziale interesse per alcuni clienti rilevanti degli avvocati Calafiore e Amara), legittimando così la richiesta di copia di atti altrui, o di riunione di procedimenti; fascicoli". Una minaccia in cui "finivano per essere iscritti, con finalità concussiva, soggetti 'ostili' agli interessi di alcuni clienti di Calafiore e fascicoli "sponda", che venivano tenuti in vita "al solo scopo di creare una mera legittimazione formale al conferimento di incarichi consulenziali (spesso, radicalmente inconducenti rispetto a quello che dovrebbe essere l'oggetto dell'indagine), il cui reale scopo era servire gli interessi dei clienti di Calafiore a Amara". LE MICROSPIE - L'ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo, aveva il sospetto che stessero indagando su di lui. Per questo commissionò a un privato che lavorava con la Procura di effettuare una bonifica all'interno del suo ufficio per verificare l'eventuale presenza di microspie. Con il tecnico si giustificò dicendo che ad indurlo in allarme era stata la "visita" dei finanzieri inviati dalla Procura di Messina che, in effetti, stavano indagando sul collega. La bonifica non diede frutti, ma Longo trovò lo stesso le "cimici" da solo. SANZIONATO DA CSM - Giancarlo Longo era stato sanzionato nei mesi scorsi dal Csm a seguito di un procedimento disciplinare e poi trasferito il 26 luglio da Siracusa, dove era pm, al tribunale civile di Napoli come giudice. Il trasferimento in prevenzione è avvenuto su sua domanda. COINVOLTO IN FALSO COMPLOTTO ENI - I metodi "disinvolti" usati dall'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, sono ben esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Longo, su input di Amara, legale esterno dell'Eni, avrebbe messo su un'indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società del cane a sei zampe e del suo ad Claudio Descalzi. In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l'inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto. Tutto ha inizio nel 2016 quando Alessandro Ferraro, anche lui tra gli arrestati, e collaboratore di Amara, sporge denuncia alla procura di Siracusa sostenendo di essere stato vittima di un tentativo di sequestro. Longo, che conosceva Ferraro in quanto aveva indagato su di lui in passato, si assegna il fascicolo sul presunto rapimento, svolgendo una serie di indagini con acquisizioni documentali "di dubbia utilità" dicono gli inquirenti che hanno ricostruito la vicenda, "ma certamente idonee a portare a conoscenza della società ENI l'esistenza di un procedimento penale nel quale risultava in qualche modo coinvolta". Ferraro cita la figura di un personaggio, Massimo Gaboardi, tecnico petrolifero "la cui posizione, effettiva attività lavorativa, esistenza di legami con i protagonisti della vicenda, non è ben chiara, né costituì oggetto di approfondimento alcuno", spiegano gli investigatori. Gaboardi viene sentito da Longo, prima come teste, poi indagato e racconta di un complotto volto a destabilizzare l'Eni. Le sue dichiarazioni vengono confermate da un altro soggetto, Vincenzo Armanna. I due parlano di gruppi di potere italiani e nigeriani che avrebbero complottato per destabilizzare l'Eni attraverso la delegittimazione del suo ad Claudio Descalzi. Lo scopo sarebbe stato determinarne la sostituzione con Umberto Vergine, ex ad di Saipem. Contestualmente sulla storia indaga però anche la Procura di Trani che nel tempo ha ricevuto tre esposti, ma siccome l'origine della vicenda sarebbe a Siracusa gli atti dei colleghi pugliesi vengono trasmessi a Longo. A luglio del 2016, però, il pm è costretto a mandare tutto alla procura di Milano che sull'Eni ha aperto un'indagine per corruzione internazionale. "Nonostante fosse stata disposta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Milano - scrivono i magistrati - Longo continuava a compiere atti nell'ambito del suddetto procedimento quali la notifica di informazione di garanzia ai dipendenti dell'Eni Luigi Zingales e Karina Litvack e a Umberto Vergine". Tra dossier falsi e falsi verbali di interrogatorio Longo metteva su un vero e proprio piano di depistaggio. Per gli inquirenti "Gaboardi era stato pagato da Ferraro per comparire all'interno del procedimento istruito a Siracusa, come depositario di conoscenze relative al presunto complotto ordito ai danni di Descalzi e della società Eni". Secondo i magistrati c'è stata "una regia occulta di Amara che, avvalendosi dell'asservimento di Longo, orchestrava una complessa operazione giudiziaria il cui fine ultimo era di ostacolare l'attività di indagine svolta dalla procura di Milano nei confronti dei vertici dell'Eni".
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