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titolo: SIM Sindacato Militari
data: 06.03.2019
autore: SINDACATO CARABINIERI U.N.A.C.
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SIM Sindacato Militari . Illegittimo e nullo il decreto del Ministero che autorizza la costituzione del sindacato in violazione della Legge ed in complicità con i vertici militari. Denunciati i promotori, la Ministra e il responsabile dell'Ufficio Legislazione dell'Arma. A proposito della questione relativa al sindacato militare SIM Si legge “Dal combinato disposto del dispositivo di sentenza e le norme di legge in vigore si evince che per l’istituzione di costituzione di un sindacato militari che intende stipulare contratti collettivi validi erga omnes, non è previsto alcuna particolare procedura se non quella dell’Art. 39 della Costituzione e delle norme di riferimento per la costituzione di una associazione sindacale. Di conseguenza, deve registrarsi come persona giuridica, e dotarsi di uno statuto a carattere democratico”. Ciò nella considerazione che la Corte sembra che abbia deciso di non decidere perché se da una parte riconosce al militare la libertà costituzionale di aderire ad un sindacato modificando in tal senso il comma 2 dell’art 1475 d.lgs. 66/2010, dall’altra, per la costituzione del sindacato stesso prevede che “trova allo stato applicazione la non censurata disposizione dell’art. 1475, comma 1, del d.lgs. n. 66 del 2010, secondo cui «La costituzione di associazioni o circoli fra militari è subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa». Si tratta di una condizione di carattere generale valida a fortiori per quelle a carattere sindacale, sia perché species del genere considerato dalla norma, sia per la loro particolare rilevanza. In ogni caso gli statuti delle associazioni vanno sottoposti agli organi competenti, e il loro vaglio va condotto alla stregua di criteri che senza dubbio è opportuno puntualizzare in sede legislativa, ma che sono già desumibili dall’assetto costituzionale della materia. A tal fine fondamentale è il principio di democraticità dell’ordinamento delle Forze armate, evocato in via generale dell’art. 52 Cost., che non può non coinvolgere anche le associazioni fra militari. Sotto altro profilo tale principio viene in evidenza nella prospettiva del personale interessato, quale titolare della libertà di associazione sindacale sancita dal primo comma dell’art. 39 Cost.: l’esercizio di tale libertà è infatti possibile solo in un contesto democratico”. Sembra di capire che la “tutela” , e quindi le direttive ministeriali siano necessarie al sindacato militare senza le quali questi non può garantire la democrazia interna, la libertà di espressione, gestire democraticamente la sua costituzione, l’organizzazione ed il suo funzionamento. Tutto ciò riporta indietro la lancetta del tempo al 1978 quando si assistette alla nascita delle inutili, costose e verticistiche rappresentanze militari, che oggi costano al contribuente oltre 4 milioni di euro l’anno. Non sembra possa nascere nulla di diverso dal passato in queste condizioni, e realisticamente, si può ipotizzare che qualora si continui a percorrere questa strada, che siamo all’inizio della fase di costituzione delle rappresentanze 2.0. “Si cambia tutto per non cambiare nulla”. Con buona pace dei vertici militari. La Corte avrebbe potuto, e forse dovuto, sollevare davanti a sé stessa la “Questione di Legittimità Costituzionale” del comma 1 dell’art. 1475 che contrasta con i principi dell’art. 39 della Costituzione. I Giudici Costituzionali hanno ritenuto di non fare questo passo, ma così facendo, favorendo ancora una volta le Lobby dei Generali, è stata creata una incoerenza giuridica che lede i diritti di libertà costituzionali dei militari. Secondo l’interpretazione data al dispositivo, contrariamente a quanto prevede la libertà di associazione sindacale costituzionalmente tutelata, nel caso del sindacato militare si assiste infatti al paradosso di assegnare al “datore di lavoro” le prerogative di autorizzare la costituzione del sindacato e di stabilire di fatto le condizioni per l’organizzazione ed il suo funzionamento. Vieppiù, così facendo, il datore di lavoro, in questo caso il Ministero della Difesa, ha la facoltà di revocare l’autorizzazione qualora, a suo insindacabile giudizio, il sindacato così costituito, non rispondesse alle sue prescrizioni/direttive. Con ciò venendo meno il requisito fondamentale della libertà sindacale appena riconosciuta. Infine, il divieto di adesione al sindacato da parte di militari della riserva e in congedo. Divieto che non risulta, allo stato, avere alcun supporto costituzionale o legislativo e scaturisce evidentemente da una decisione del titolare del dicastero o, probabilmente, da questi prevista dopo consultazione con i vertici militari che preferiscono "sindacalisti" ricattabili come gli ex Cocer, e non Militari liberi di esercitare il proprio mandato. Ciò, a parere dell’articolista, appare come un palese eccesso di potere e discrezionalità del Ministro che violano le norme Costituzionali. Sempre in tema di sindacati militari, si scopre che il Comando generale dell'Arma, Ufficio Legislazione, mentre tiene "bloccate" le istanze di carabinieri atte all'assenso ministeriale per la costituzione di nuovi sindacati, ha dato "corsia preferenziale" ai Cocer e loro avvocati amici, di costituire immediatamente un sindacato, che ha naturalmente il "benestare" dei signori generali e della stessa Ministra Trenta, anch'essa un ufficiale sposata da altro ufficiale. La "casta" degli Ufficiali si è cautelata ovvero ci ha provato, perchè ha dovuto fare i conti con l'unico e vero Sindacato dei Carabinieri, l'UNAC, esistente ed operante dal 1998 per oltre 50 mila Carabinieri, che ha scoperto il "complotto" ed ha denunciato tutti alla Magistratura competente, all'Autorità Nazionale Anticorruzione, all'Ordine degli Avvocati di Roma ed alla Corte dei Conti di Roma. I Cocer tentano di sostituire se stessi, presentandosi come sindacato ...... sempre giallo pero'.
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