gli Speciali
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Indagato Del Sette
del 22.12.2017
realizzato da IL FATTO QUOTIDIANO E REPUBBLICA
TREMA LA
E I COMPLICI IN AFFARI
lFattoQuotidiano.it / Giustizia & Impunità Tullio Del Sette, a Roma l’indagine sul comandante dei carabinieri. Rimosso dirigente Consip coinvolto Giustizia & Impunità I pm di Napoli trasmettono per competenza a Pignatone lo stralcio sul numero uno dell'Arma, accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreto nell'ambito di un'inchiesta su appalti affidati all'imprenditore Romeo. La centrale acquisti della pubblica amministrazione, intanto, colloca altrove l'architetto Gasparri, anche lui indagato di F. Q. | 22 dicembre 2016 Più informazioni su: Carabinieri, Giuseppe Pignatone, Napoli, Roma Finiscono per competenza territoriale a Roma, sul tavolo del Procuratore Giuseppe Pignatone, le carte dei pm di Napoli sull’indagine a carico del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, rivelata oggi da Il Fatto Quotidiano. Intanto è stato rimosso dal suo incarico un secondo protagonista della vicenda, Marco Gasparri, dirigente di Consip, la centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione, indagato con l’accusa di aver favorito le società riconducibili all’imprenditore Alfredo Romeo in cambio di somme di denaro versate in contanti dallo stesso Romeo. Un filone di inchiesta, quest’ultimo, che invece resta a Napoli, ai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano. Sono stati i pm partenopei a procedere all’iscrizione nel registro degli indagati del numero uno dell’Arma, per favoreggiamento e rivelazione del segreto nell’ambito di un’inchiesta nelle cui carte compaiono (non indagati) il padre di Matteo Renzi e altri personaggi vicini al “Giglio magico” dell’ex presidente del Consiglio. Il coinvolgimento di Del Sette è avvenuto in seguito a dichiarazioni rese ai pm dall’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. Ora tocca ai pm romani continuare gli accertamenti sull’alto ufficiale e deciderne l’esito. Quanto alla rimozione di Gasparri, Consip fa sapere che “attende fiduciosa gli sviluppi” delle indagini. In un comunicato sottolinea che “il 21 dicembre, appena avuta notizia del procedimento, al fine di tutelare l’immagine e la reputazione della Consip, si è definito – anche in condivisione con l’architetto Marco Gasparri – di modificare l’assetto delle responsabilità organizzative prevedendo il suo collocamento su progettualità trasversali”. Indagato Del Sette Tremano la politica e il “Giglio Magico” Secondo i pm, il comandante dei carabinieri ha spifferato le indagini (e le microspie) per corruzione nel super affare • • • di Marco Lillo | 22 dicembre 2016 Il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip che lambisce il cosiddetto ‘Giglio Magico’ e il padre del leader del Pd, Tiziano Renzi, che non è indagato ma il cui nome è tirato in ballo nelle carte. L’accelerazione dell’inchiesta dei pm di Napoli Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano c’è stata nella notte di martedì 20 dicembre. Come abbiamo raccontato ieri, a Napoli l’imprenditore Alfredo Romeo è indagato con l’accusa di avere corrotto un alto dirigente della Consip, Marco Gasparri. Al centro degli accertamenti dei pm c’è l’appalto cosiddetto FM4, la mega-gara di facility management, bandita nel 2014 e suddivisa in molti lotti, tre dei quali potrebbero essere aggiudicati alla società di Alfredo Romeo insieme ad altre. Le forniture pluriennali di tutti gli uffici delle pubbliche amministrazioni e delle università italiane valgono 2,7 miliardi di euro, pari a più dell’11 per cento della spesa pubblica nel settore. Il 16 dicembre, i pm sentono Gasparri alla presenza del suo avvocato Alessandro Diddi. Il funzionario spiega i suoi rapporti con Romeo e parla dell’influenza della politica su nomine e appalti. I carabinieri del Noe e i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, martedì entrano nell’ufficio dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, nominato dal governo Renzi nel 2015. Subito dopo quella visita, i palazzi del potere entrano in fibrillazione. Tutti si agitano per capire cosa sta accadendo. Il Fatto, dopo avere sentito più fonti, oggi è in grado di ricostruire il perché di tanta ansia: l’amministratore delegato (non indagato) di Consip ha ‘cantato’, come si diceva una volta. Non su Gasparri o Romeo, ma su nomi più rilevanti. I pm hanno sentito Marroni sulla soffiata che stava schiantando le indagini più segrete della Procura di Napoli. Come è andata? Marroni incarica nelle scorse settimane una società privata di effettuare la bonifica degli uffici della Consip. Non è una cosa usuale. Nell’indagine è coinvolto un personaggio non comune. Si chiama Carlo Russo, 33 anni, imprenditore di Scandicci, amico di Tiziano Renzi e in ottimi rapporti con l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione per i suoi rapporti con Consip. Russo è un tipo che ama parlare del suo rapporto con Tiziano Renzi e con la moglie Laura. Sarebbe interessante capire se ci sono rapporti triangolari tra Tiziano Renzi, Carlo Russo e Alfredo Romeo. Ma l’ipotesi probabilmente non potrà avere riscontro dalle microspie in Consip che sono state neutralizzate dalla soffiata. Anche per questo i pm martedì sentono Marroni a sommarie informazioni e alla fine l’amministratore di Consip – che sa di essere stato ascoltato – su domanda specifica risponde: “È stato il presidente della Consip Luigi Ferrara a dirmi che lo aveva messo in guardia il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette”. Bum! I pm saltano sulla sedia e immediatamente convocano il presidente Ferrara, 46 anni, napoletano, un tecnico molto introdotto e influente, oltre a essere presidente di Consip è vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio. In passato era capo del Dipartimento del personale del ministero del Tesoro ed era considerato vicino a Enrico Letta. In un teso esame a sommarie informazioni in orari notturni, in termini più vaghi di quelli netti usati da Marroni, Ferrara conferma ‘la dritta’ del comandante. Al Fatto ieri Ferrara ha spiegato con molta ritrosia: “Del Sette mi disse di stare attento agli incontri che facevo con gli imprenditori e in particolare con Alfredo Romeo e io riferii la cosa all’amministratore delegato Marroni per consigliare anche a lui le migliori regole di ingaggio per gli imprenditori, ma non ricordo ora di avere parlato di Romeo”. Il racconto di Ferrara sembra però incoerente con il prosieguo della storia. Se la prima stazione appaltante d’Italia viene messa in guardia dal numero uno dei Carabinieri su un imprenditore (indagato ma allora in segreto) la reazione naturale è quella di evitare incontri. Non quella di bonificare gli uffici. Al Fatto Ferrara replica: “Io non c’entro con quella scelta e non ne sapevo nulla. Non ho neanche un vero ufficio in Consip”. E il dirigente indagato? “Abbiamo già deciso di intervenire sulla sua posizione. Faremo un comunicato”. Ovviamente, vista la carica rivestita e vista la presenza di versioni diverse e da verificare, la presunzione di innocenza deve essere garantita. A maggior ragione a un comandante generale dell’Arma. Però questa storia presenta alcune anomalie. Alfredo Romeo è in rapporti molto stretti con Carlo Russo, un 33enne imprenditore di Scandicci, vicino a Firenze, a sua volta in rapporti con Tiziano Renzi. La fuga di notizie ha danneggiato l’indagine proprio quando Russo si profilava all’orizzonte. Pochi mesi dopo la presunta ‘dritta’ del comandante Del Sette ai vertici Consip, a Rignano sull’Arno, patria dei Renzi, succede qualcosa di strano secondo un articolo de La Verità. Giacomo Amadori il 6 novembre sul giornale diretto da Maurizio Belpietro scrive: “Babbo Renzi è agitato per un’inchiesta di una Procura del Sud … dovrebbe essere Napoli”. Poi il racconto che gli amici più stretti di Tiziano a Rignano gli avrebbero confidato che se fosse uscita la notizia prima del 4 dicembre, Matteo avrebbe perso il referendum. Cosa poi riuscita a Matteo senza l’aiuto del padre. Renzi senior sa dell’indagine e si comporta di conseguenza. La Verità spiega: “Chiede all’ospite di turno di lasciare il cellulare all’ingresso della casa di Rignano e poi prende la strada bianca che conduce nel bosco dove confida tutte le sue preoccupazioni. L’inchiesta – prosegue l’articolo – ruoterebbe intorno a una vicenda del tutto nuova”. Poi, solo nel sottotitolo: “L’inchiesta riguarda una vicenda in cui è coinvolto un personaggio in rapporti con babbo Renzi che si giustifica: l’avrò visto una volta sola”. Il personaggio somiglia a Carlo Russo, l’imprenditore che condivide con Renzi senior la passione per i pellegrinaggi e che ha contatti con Romeo. La soffiata a Roma ha avuto un effetto a Rignano? E chi andava in giro a svelare notizie riservate voleva favorire e salvare solo la Consip o qualcun altro? A queste domande dovrà rispondere la Procura di Napoli. O quella di Roma se, come appare probabile, il fascicolo sarà trasferito per ragioni di competenza territoriale. Inchiesta appalti Consip, spunta il nome del generale dei carabinieri Del Sette Nuovo filone nell'inchiesta che vede l'imprenditore Alfredo Romeo indagato per tangenti. Denuncia del "Fatto quotidiano", la Procura non conferma di DARIO DEL PORTO 22 dicembre 2016 Il generale Tullio Del Sette Il nome del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, il generale Tullio Del Sette, entra nell'inchiesta sugli appalti Consip condotta dalla Procura di Napoli. Secondo quanto riportato dal "Fatto quotidiano", l'alto ufficiale sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio. Avrebbe messo in guardia i vertici della Consip sui rapporti da tenere con alcuni imprenditori, fra i quali il top manager napoletano Alfredo Romeo, attualmente indagato per corruzione con il dirigente della Consip Marco Gasparri. Al momento, fonti giudiziarie non confermano la notizia dell'iscrizione del generale Del Sette nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi, i carabinieri del Noe e i finanziari del nucleo di polizia tributaria di Napoli avevano perquisito gli uffici di Gasparri in Consip. Al centro delle indagini, l'ipotesi che il dirigente della società pubblica abbia ricevuto tangenti da Romeo per aiutarlo nella partecipazione a importanti gare d'appalto come quella sul facilita management, Fm4, bandita nel 2014 ma poi aggiudicata a un'altra azienda. Gli atti saranno trasferiti nelle prossime ore alla Procura di Roma, competente per questo segmento dell'indagine. Saranno pertanto gli inquirenti capitolini a valutare gli elementi raccolti dagli investigatori e a decidere se ipotizzare reati a carico del generale Del Sette. Appalti Romeo e Consip, indagato il comandante dei carabinieri Del Sette Dovrebbe essere presto stralciata - e trasmessa a Roma per competenza territoriale - dalla inchiesta principale sugli appalti Romeo e di Consip l'indagine su una presunta fuga di notizie che coinvolge il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Il generale, come rivela oggi Il Fatto Quotidiano, è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto nell'ambito della inchiesta condotta dalla procura partenopea. A quanto si è appreso il coinvolgimento del comandante dell'Arma è avvenuto in seguito alle dichiarazioni rese ai pm dall'amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che nelle scorse settimane - come spiega il quotidiano - aveva incaricato una società privata di effettuare una bonifica degli uffici. Agli inquirenti spiegò: «È stato il presidente della Consip Luigi Ferrara a dirmi che lo aveva messo in guardia il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette». Ferrara ha dichiarato al giornale che Del Sette gli disse «di stare attento agli incontri che facevo con gli imprenditori e in particolare con Alfredo Romeo, e io riferii la cosa all'amministratore delegato Marroni per consigliare anche a lui le migliori regole di ingaggio per gli imprenditori, ma non ricordo di aver parlato di Romeo». La vicenda della presunta fuga di notizie è emersa nel corso delle indagini che i pm di Napoli Woodcock, Parascandolo e Carrano stanno conducendo su presunte irregolarità negli appalti a società che fanno capo all'imprenditore Alfredo Romeo. Ieri si è appreso che Romeo risulta, tra l'altro, indagato per corruzione in quanto, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe consegnato somme di denaro a un dirigente Consip per ottenere appalti «cuciti su misura». Giovedì 22 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 12:55
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